 Un uomo non comune, Sandro Colarieti. Lo si capisce da ciò che ha lasciato di se stesso, dalle sue tracce. Non solo un’azienda fiorente, che vive della sua idea, che ancora si nutre della sua passione e della sua inventiva. Ma anche un’impressione forte in chi ha vissuto al suo fianco e ne porta, incancellabile, il ricordo.
La sua storia è segnata dalla genialità e dall’irrequietezza, quest’ultima intesa come tensione incessante verso la perfezione, tenacemente inseguita, cercata, concepita. Erede di una grande tradizione nell’industria serica, Colarieti sembrava destinato - per capacità e intelligenza – a continuare l’attività del nonno e del padre. Lo spirito d’indipendenza, l’orgoglio personale, la consapevolezza del suo valore lo portano però a deviare dal solco già tracciato per lui, a uscire dall’ombra dell’ala paterna per cimentarsi – solo con le proprie forze - su nuovi campi di prova. Una necessità interna lo guida: è la passione e il genio per la meccanica, qualcosa di irresistibile che influenza tutta la sua vita. Lo stesso impulso che guida molti bambini a rompere il giocattolo per vedere come funziona “dentro”, nell’adulto Sandro Colarieti appare come desiderio irresistibile di capire com’è fatto e come lavora un motore, una macchina, uno strumento. E’ una parte dell’eredità familiare che gli scorre nel sangue: il padre, a suo tempo, inventò e brevettò un nuovo tipo di telaio a mano, e anche il nonno aveva la “febbre” dell’ingranaggio. Tra i cugini della nonna, poi, c’era Teseo Tesei, ufficiale superiore del Genio Navale, eroe della seconda guerra mondiale, morto in combattimento alla guida di un “maiale”, il famoso siluro a conduzione umana cui aveva contribuito inventando un autorespiratore a ciclo chiuso. Nel corredo genetico di Colarieti c’è anche l’ebbrezza della velocità. Una tendenza soddisfatta partecipando per anni alle gare di Formula 1 di motonautica con il team Chesterfield Missoni, conquistando un prestigioso secondo posto alla Viareggio-Bastia-Viareggio. L’entusiasmo per le corse svanisce nel 1990,con il tragico incidente in cui perde la vita l’amico Stefano Casiraghi. Il dolore, la consapevolezza del rischio, il senso di responsabilità verso moglie e figli: Colarieti abbandona la motonautica e si “rituffa” nell’azienda. Però morde il freno, in lui brucia quel desiderio di creare qualcosa dal niente. E ancora una volta è il “demone” della meccanica, questa volta sotto forma di passione per l’orologeria, a indicargli la strada. Da questa bella vicenda umana nasce la Scatola del Tempo, un passatempo geniale divenuto impresa di una vita. Chi lo conosceva bene sa quanto fosse orgoglioso di questa azienda creata dal niente e portata, con determinazione, al successo. Di lui resta ciò che ha compiuto. E non è poco.
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